Avevo
finito da poco gli esami universitari e mi mancava soltanto la tesi
per laurearmi in Astronomia all'Universita' di Padova. Feci un rapido
giro degli insegnanti del corso di laurea per vedere se i miei interessi
in fatto di Astronomia coincidessero con i loro programmi di ricerca:
ogni professore universitario ordinario o associato oltre a svolgere
attivita' didattica, porta avanti un suo programma, volto a migliorare
le conoscenze umane in determinati settori scientifici.
Dopo aver girovagato a lungo per l'Istituto di Astronomia bussai
nello studio del Prof. Leonida Rosino. L'incontro fu cordiale: mi
disse che si stava preparando ufficialmente ad andare in pensione,
cosa che sarebbe avvenuta di lì ad un anno, ma che gli astronomi
veri, quelli con la "A" maiuscola, in pensione ci vanno solo quando
ce li manda il Padreterno. Se poi fosse esistito un aldila', avrebbe
continuato a far l'astronomo anche lì, se Dio-Padre-Onnipotente
glielo avesse concesso. Mi chiese di mostrargli il libretto degli
esami. Ci fu un attimo di imbarazzo da parte mia. Superato lo smarrimento
iniziale, aprii la cartella e cercai il libretto che giaceva nascosto
tra le pagine di un quaderno. Glielo porsi in religioso silenzio.
Il Professore lo sfogliò lentamente. "Certo, mi disse,
era partito bene con gli esami di Fisica 1 e Chimica, poi
ha avuto dei rovesci nelle due Analisi.... D'altra parte,...
se proviene dal Liceo Classico... questi voti possono
essere giustificati, vista la scarsa preparazione che fornisce
in Matematica quel tipo di scuola, che tra l'altro anch'io ho frequentato.
Nel secondo biennio, continuò, e' andato via via
migliorando. Quel 30 all'esame di Struttura della materia
come ha fatto a prenderlo? Sono anni che non vedo un 30 a
quell'esame lì, ed ogni volta che c'e' un appello non faccio
che sentire le urla dell’insegnante che, a ragione, manda via gli
studenti impreparati: l'ultimo appello c'e' stato due giorni
fa: non ricordo se il numero degli studenti fosse di tre
o di quattro, comunque nessuno ha superato l'esame!", esclamò.
Probabilmente arrossii, non lo so. Ricordo soltanto che risposi:
Beh, era un esame che m'interessava e che avevo preparato
con cura.
Mi chiese quanto mi veniva di media: Ho la media del 24 Professore,
risposi con un certo timore. E da dove viene ?", incalzò.
Dall'Umbria, risposi, dalla terra di San Francesco,
Santa Rita e Santa Chiara.
"I Santi li lasci stare, del loro aiuto ne avra' bisogno
in seguito quando lavorera' alla tesi", commentò sorridendo.
"Mi dia una settimana di tempo per riflettere su quale argomento
posso darle su cui lavorare. Torni giovedì prossimo, a quest'ora
mi trovera' in ufficio!"
Tornai il giorno indicatomi. Il Professore mi stava aspettando.
Aveva con sé alcune fotocopie ed alcuni fogli bianchi. M'invitò
a sedermi. Intavolammo una conversazione sull'argomento scelto per
me come tesi da portare all'esame di Laurea.
"Le variabili U Geminorum, cominciò, sono delle stelle
caratterizzate da una curva di luce particolare: per molto
tempo si mantengono in una fase di minimo luminoso, poi ad intervalli
di tempo irregolari hanno degli aumenti repentini di luminosita'.
L'ampiezza della variazione luminosa oscilla tra le 2 e le 5 magnitudini.
La loro curva di luce ricorda un po’ il suo andamento accademico:
una serie di voti medi e poi ogni tanto, irregolarmente, quasi
come si fosse svegliato a far l'esame con la Luna buona, qualche
28 o 30, magari in esami dove gente con la media del 30 e' stata
ripetutamente mandata via ed alla fine ha dovuto accontentarsi di
un magro 18. Lei e' una persona imprevedibile, accademicamente
parlando, quindi studiera' delle stelle imprevedibili:
e spero che tale studio lo porti avanti anche dopo la laurea
in qualche osservatorio".
Annuii in silenzio, ma ne volli sapere di più sulla fisica
di quegli oggetti, su cosa dovevo fare e di quali strumenti potessi
avvalermi per portare avanti le mie ricerche. Il Professore rispose
a tutte le mie domande ed alla fine mi disse: "Ora curi la parte
bibliografica! Cerchi di informarsi su quanto si sa fino
ad oggi di queste stelle, poi vedrò di mandarla ad Asiago
e lì potra' avere tutto l'Osservatorio a sua disposizione".
In seguito tornai altre volte a trovare il Professore per chiedergli
spiegazioni sull'argomento: tutte le volte che mi recavo da Lui,
mi accoglieva sempre con la massima cordialita'. Spesso ci trovammo
a parlare anche di altre cose: era una personalita' dotata di una
cultura formidabile. Conosceva benissimo il greco ed il latino,
sapeva a memoria interi brani dell'Iliade e dell'Odissea e spesso
mi citava capitoli de I Promessi Sposi.
Nel corso di queste conversazioni mi chiese una volta che senso
avesse per me la vita, se fossi più vicino alle posizioni
di un Lucrezio autore del De rerum natura, di un Catullo
o di un Orazio il cui pensiero si poteva riassumere nel famoso carpe
diem.
Mi trovai sinceramente in difficolta' a rispondergli, poi gli dissi
che ero cattolico e come tale davo alla vita il senso che gli danno
i cattolici praticanti, i quali credono che Gesù e' vero
Dio e vero uomo e che e' risorto dai morti, ammettono il mistero
della Santa Trinita', venerano la Madonna come Madre di Dio, credono
nell'immortalita' dell'anima e in una vita ultraterrena, ma nello
stesso tempo si danno da fare per migliorare le proprie condizioni
di vita su questa Terra. D'altra parte, gli feci notare, una persona
che si sta per laureare in Astronomia, dopo aver affrontato un corso
di Laurea difficilissimo, una "spallata" alla croce di Gesù
Cristo, in qualche modo nella sua vita gliel'ha data. Poi, continuai,
se proprio dovessi scegliere tra la visione materialista di Lucrezio
o il carpe diem di Orazio, avrei scelto il carpe diem,
anche perche' personalmente Catullo non mi era simpatico, in quanto
pur essendo un valido poeta, aveva perso la testa per una donnaccia
che andava a letto con tutti meno che con lui.
Il Professore si mise a ridere; mise in evidenza il fatto che usavo
termini impropri come dare una spallata alla Croce di Gesù
Cristo, un personaggio storico rivoluzionario e controverso e mi
fece presente che, secondo lui, da un ragazzo venuto dall'Umbria,
una terra che per secoli e' stata sotto l'oscuro dominio dei pontefici
romani e dei preti, non ci si poteva aspettare di più.
Questa affermazione mi lasciò inizialmente perplesso ma in
seguito non me ne preoccupai.
Quando poi si parlava di stelle, beh, di ogni nova, conosceva
vita, morte e miracoli, per dirla all'eugubina: si ricordava tutte
le date in cui l'aveva osservata e quello che era accaduto nel mondo
in quei giorni.
Un pomeriggio che mi trovavo nel suo studio, mi disse che ormai
era ora di fare osservazioni e che siccome non poteva muoversi da
Padova per ragioni di lavoro, mi avrebbe affiancato un giovane ricercatore
associato che mi avrebbe aiutato a preparare la parte sperimentale
della Tesi. Si trattava di Antonio Bianchini.
Contattai il Prof. Bianchini in un pomeriggio del mese di ottobre.
Si rivelò subito una persona dal carattere estroverso e di
una simpatia unica. Subito concordammo un piano di lavoro e dalla
direzione dell'Osservatorio ci facemmo dare delle notti di osservazione
al telescopio di 1,82 metri. Partimmo da Padova, destinazione Asiago,
alla fine del mese di ottobre: per me era la prima volta che mettevo
piede a Cima Eckar. Rimasi colpito da com'era organizzato l'osservatorio:
tutto funzionava egregiamente. I tecnici lavoravano con solerzia
per mantenere ogni cosa in perfetta efficienza: quando arrivammo
a cima Eckar, essi avevano gia' fatto il cambio dell'azoto liquido
e sostituito la camera CCD con lo spettrografo Boller e Chivens
+ CCD. Ci aspettavano e ci avevano preparato un decoroso alloggio
nella casetta attinente l'Osservatorio: la casetta, si fa per dire,
era una villetta a due piani con garage, dotata di ogni comfort
ed era a mia completa disposizione.
Il Prof. Bianchini mi presentò ai tecnici, dicendo semplicemente
che ero il Laureando del Prof. Rosino. A loro bastò sentire
quel nome per mettersi quasi sull'attenti nei miei confronti, per
dirla in termini militareschi.
Circa due ore dopo il tramonto del Sole, dopo aver atteso che il
valore dell'umidita' scendesse sotto la soglia del 90 %, iniziammo
le osservazioni. Non avevo mai visto lavorare un simile gioiello
della tecnologia: ne rimasi colpito ed affascinato e tutta la notte
la passai con il Prof. Bianchini a fare spettri di novae nane.
La maggior parte degli oggetti che osservammo erano al minimo luminoso.
Ogni spettro richiedeva una posa di 30 minuti. Verso le tre di notte
trovammo la CZ Orionis in fase di outburst.
Ne facemmo subito degli spettri che l'indomani ci apprestammo
a ridurre ed analizzare. Essi mostravano le righe della serie di
Balmer e dell'He I in assorbimento con dei piccoli nuclei in emissione
mentre in forte emissione si trovava la riga dell'HeII, la 4686
Å: era la classica firma dell'outburst di nova nana.
La notte seguente continuammo le osservazioni di quella variabile:
lo scopo era poter riuscire a determinarne il periodo orbitale.
Ottenemmo 13 spettri della CZ Orionis. Sospendemmo le osservazioni
perche' le condizioni meteorologiche volsero bruscamente al peggio.
Restai ad Asiago alcuni giorni, lavorando nel tentativo di ridurre
ed analizzare i dati spettroscopici ottenuti. Dovetti imparare in
fretta ad usare il computer ed a lavorare con immagini digitalizzate,
registrate su nastri magnetici. Ritrovai alcuni compagni di corso
alloggiati in foresteria e che come me lavoravano alla tesi e ci
scambiammo rapidamente informazioni ed impressioni sull' ambiente
dell' Osservatorio: se vuoi lavorare bene e preparare la Tesi con
serieta', questo e' l'ambiente migliore, mi dissero i colleghi.
Tornato a Padova, feci il resoconto al Prof. Rosino, il quale si
mostrò soddisfatto dei dati da me ottenuti e mi propose di
insistere nelle osservazioni della CZ Orionis: la determinazione
del periodo orbitale di questa nova nana poteva essere alla portata
di mano: bastava coglierla un'altra volta in outburst e la cosa
andava fatta in fretta in maniera da anticipare americani e sovietici.
Assieme al Prof. Bianchini chiesi altre notti d'osservazione.
Tornai ad Asiago ai primi di dicembre, ma fui sfortunato perche'
pioveva a dirotto. Ne approfittai per rivedere il lavoro svolto
e per organizzare la parte teorica della tesi. Feci amicizia con
il personale dell'osservatorio: i tecnici si dimostrarono tutti
molto cordiali e disponibili a darmi ogni aiuto. Naturalmente, visto
che la biblioteca del Pennar era ben fornita, feci centinaia di
fotocopie relative all'argomento che stavo studiando.
Trascorsi le vacanze di Natale a casa, a Gubbio, trincerato in camera,
a leggere ed a studiarmi decine di pubblicazioni sulle novae nane:
fuori della porta della mia stanza misi un cartello con la scritta:
" Non disturbare" per scoraggiare chiunque dal darmi fastidio. Quando
tornai a Padova, chiesi a Bianchini di poter continuare il lavoro
di Tesi ad Asiago. Dopo un giro di telefonate, Bianchini mi spedì
sull'altopiano: venni alloggiato alla stazione del Pennar e lì
ritrovai tutti i miei amici. Eravamo quattro ragazzi in tesi, più
una simpatica signorina, che tutti quanti corteggiavamo senza sbilanciarci
troppo e senza urtarci a vicenda. La ragazza aveva studiato in collegio
a Padova dalle suore e non sapeva né cucinare né lavare
i piatti, perche' aveva sempre usufruito della mensa del collegio:
era arrivata per prima al Pennar ed erano tre giorni che mangiava
solo panini e beveva l'acqua del rubinetto. Ci prodigammo per farla
sentire a suo agio preparando noi ragazzi il pranzo e la cena e
dividendoci le pulizie della cucina. Al mattino talvolta la portavamo
in macchina a fare colazione ad Asiago oppure le facevamo trovare
pronta sul tavolo una tazza di latte caldo con vicino un pezzo di
cioccolata. Avevamo paura che non si trovasse bene nell'ambiente
dell'Osservatorio e ci lasciasse soli: ogni informazione che ci
chiedeva sui metodi di riduzione degli spettri aveva la precedenza
sul nostro lavoro.
Il Prof. Rosino un giorno mi telefonò per sapere come mi
trovassi e cosa stessi facendo: gli feci presente che mi sentivo
perfettamente a mio agio in Osservatorio e che stavo lavorando secondo
le indicazioni datemi dal Prof. Bianchini. Ne rimase contento e
mi incoraggiò a continuare il lavoro con il solito senso
di responsabilita'.
In foresteria ero alloggiato in stanza insieme al Dott. Ulisse Munari,
gia' mio compagno di studi al Collegio Don Nicola Mazza,
che a quel tempo stava facendo il dottorato di ricerca in Astronomia.
Ulisse mi fu di grande aiuto e grazie a lui imparai ad usare i programmi
di riduzione dei dati osservativi. Non dormiva quasi mai in stanza
al Pennar, dal momento che aveva almeno una decina di fidanzate
sull'altopiano e quindi sapeva bene come passare le nottate, a differenza
di noi poveri laureandi che lavoravamo solo alla Tesi e che se avessimo
fatto come lui non ci saremmo laureati più.
Avevo anche un programma di ricerca da portare avanti: un giorno
prima della data stabilita per le osservazioni mi raggiunse il Prof.
Bianchini. Bianchini era un tipo estroverso e simpaticissimo, come
ho gia' detto in precedenza. Mi portò a fare il giro dei
comuni dell'altopiano, dei luoghi principali dove s'era svolta la
prima guerra mondiale ed a fare spesa in un supermercato. Fui spaventato
dalla quantita' di generi alimentari che volle comperare: aveva
in mente di organizzare una cena mastodontica ed mi chiesi se avesse
per caso intenzione d'invitarci tutta la popolazione di Asiago.
Quando iniziammo le osservazioni, trovammo la CZ Orionis
di nuovo in outburst. Bianchini esultò e ci mettemmo
a fare spettri della variabile a ritmo serrato. Avevamo due notti
a disposizione e potevamo sperare di riuscire a determinare il periodo
orbitale della nova nana.
Era meta' febbraio: io pur essendo al Pennar gia' dalla seconda
settimana di gennaio non mi ero accorto dell'esistenza in Osservatorio
di un astronomo giapponese: eppure questa persona era alloggiata
in foresteria come me: anzi, a detta del Dott. Munari eravamo vicini
di stanza. Da tempo avevo notato sopra il frigorifero la presenza
di grosse candele, del tipo che si usano porre davanti alle tombe
dei defunti. Più volte mi ero chiesto a cosa servissero.
All'inizio pensavo le usassero i tecnici dell'Osservatorio per fare
gli scongiuri o qualche rito particolare, quando dovevano svolgere
osservazioni per conto del mio Professore di cui avevano più
timore che reverenza. Poi l'intuizione! Abbinai le candele alle
buste di alghe essiccate ed alle numerose scatolette di tonno e
di sardine presenti negli scaffali della foresteria: il giapponese
esisteva davvero! Era scintoista e come tutti i giapponesi basava
la sua alimentazione sulle alghe di mare e sui pesci. Come ogni
vero astronomo svolgeva le sue attivita' la notte e di giorno si
riposava. Ecco spiegato perche' in un mese, non lo avevo mai incontrato.
La seconda serata d'osservazioni, Bianchini organizzò una
cena grandiosa, con noi cinque laureandi, alcuni tecnici, il giapponese
ed un russo capitato in Osservatorio quel giorno stesso. Ulisse
si rifiutò di parteciparvi in quanto convinto sostenitore
del fatto che gli Osservatorii sono luoghi consacrati alla ricerca
e non ad incontri conviviali. La cena fu una cosa difficile da raccontare
sia per le strane mescolanze di cibi e di vini presenti sulla tavola
sia per il modo di Bianchini di interagire con noi ed in particolare
con il giapponese che aveva preso di mira e che non lasciava in
pace. La cosa comunque non dispiaceva a quest'ultimo che anzi si
divertiva. Bianchini si rivolse poi al russo, che lo guardava allibito,
chiedendogli: Anche voi passate le serate negli Osservatorio
Sovietici così come facciamo noi italiani? Il russo di
tutto punto rispose: Se noi fare come te, noi finire dritti in
Siberia a cacciare renne ed orsi ed a tagliare alberi per lo stato.
Io tra di me pensavo: se ci vedesse il Prof. Rosino domani anche
noi saremmo tutti quanti in viaggio con destinazione l'Osservatorio
di Catania!
Cena a parte, restai sempre vigile al programma di ricerca ed ogni
tanto Mi assentavo dal banchetto per andare a vedere se fosse scaduto
il tempo di posa degli spettri e per dare una mano al tecnico che
era rimasto a lavorare al telescopio.
Il giorno dopo, Bianchini ed io lo trascorremmo a pulire ed a lucidare
i locali dell'Osservatorio, in cui era stato organizzato quella
specie di rito tribale, dal momento che il personale si rifiutò
categoricamente di eseguire tale operazione, non essendo previste,
giustamente, dal contratto di lavoro sindacale. Le osservazioni,
nonostante la cena, che ci aveva un po’ distratti, erano andate
bene e complessivamente ottenemmo 18 spettri, che messi insieme
agli altri 13 spettri presi a novembre potevano farci sperare di
riuscire a determinare il periodo orbitale della CZ Orionis.
Restai ad Asiago tutto il mese di Marzo a ridurre i dati osservativi,
mentre Bianchini tornò a Padova con l'astronomo russo. Debbo
dire che il mese di marzo fu per me uno dei mesi in cui lavorai
di più: trascorsi anche 10 ore al giorno al centro di calcolo
della stazione del Pennar contendendo i terminali agli altri ragazzi.
Il russo che Bianchini si era portato a Padova riapparve dopo una
decina di giorni: si rivelò un alto rappresentante dell'Accademia
delle Scienze dell'Unione Sovietica, nonché un membro del
comitato centrale del PCUS. Non ricordo come si chiamasse. Ricordo
soltanto che per tutto il tempo che restò con noi al Pennar,
ci fece compagnia all'ora di pranzo (non cenava, meglio, cenava
con un bicchiere di vodka) e che noi ragazzi eravamo molto contenti
di questo fatto, perche' così facendo avevamo modo di allargare
le nostre amicizie anche alla gente d'oltrecortina. Notai che questo
russo cercava soprattutto di dialogare con la gente di estrazione
culturale cattolica. Evitava di dialogare con le persone orientate
a sinistra! Aveva preso di mira me, Stefano e la Paola: i democratici
cristiani del gruppo. A me in particolare fece un sacco di domande
chiedendomi cosa pensassi dell'Unione Sovietica, se per me fosse
giusta la guerra, se fosse vero che l'occidente si stesse preparando
ad attaccare i paesi dell'Est,...
Riguardo a cosa pensassi dell'Unione Sovietica, espressi l'opinione
che il paese a quei tempi non era libero, ma che la loro gente doveva
essere non molto diversa dalla nostra gente in Italia, forse più
buona e caritatevole, perche' abituata a fare sacrifici. Inoltre
gli feci presente che non credevo assolutamente che i paesi della
NATO avessero intenzione di attaccare l'Europa orientale, essendo,
tutto sommato, la NATO un'associazione militare difensiva: Se
voi non ci attaccherete, dissi, noi non vi attaccheremo, semplicemente
perche' un attacco contro altri paesi non rientra negli scopi dell
'alleanza. Per meglio spiegare il mio pensiero aggiunsi: l'URSS
e' grande 70 volte l'Italia. Io abito in Umbria, dove posseggo
un ettaro e mezzo di vigna che deve essere lavorata continuamente
e molto spesso non arrivo a fare tutti i lavori che devono esserci
fatti perche', aggiunsi parafrasando il Vangelo, la messe e' tanta
e gli operai sono pochi: cosa me ne 'fregherebbe' (sic!) di annettermi
tre o quattro Km quadrati di altra terra in più? Che cosa
me ne farei? Quando troverei il tempo di coltivarla?
Il russo mi ascoltava attento e perplesso. Disse ancora: Ma voi
avete la Chiesa ed il Papa che vi obbligano ad andare alla Messa
tutte le domeniche.
Noi non siamo obbligati ad andare a Messa, gli dissi, io ci vado
abitualmente perche' sono credente. Se un giorno non ne avessi voglia,
il prete della mia parrocchia potrebbe suonare le campane fino all'indomani,
ma io resterei a casa: la scelta dipende dalla singola
volonta' dell'individuo.
E la discussione andò avanti finché ad un certo punto,
il russo mi disse: Tu mi dici che voi occidentali non ci farete
la guerra, che l'opinione pubblica italiana, cattolica
e non, non vuole la guerra. Ma chi potrebbe garantire la
pace se noi russi decidessimo di mandare a quel paese tutti i nostri
cosiddetti "paesi fratelli" che ci costano un occhio della testa
e ci danno tanti grattacapi?
Io -come cattolico- penso che l'unica persona che possa
farsi garante a livello internazionale -in questo momento- per
la sua particolare estrazione, di una situazione di cambiamento
sia il Papa.
È quello che pensiamo tutti al comitato centrale sovietico...,
mi rispose. ...allora ti posso anticipare che entro un anno
il muro di Berlino cadra' e, se tutto andra' bene, i nostri amati
"paesi fratelli", ed in special modo quei contadini dei polacchi,
che non siamo mai riusciti a domare, potranno scegliere di fare
ciò che vogliono e di seguire il loro Papa e quella dannatissima
cosa che si chiama Chiesa Cattolica, che nessuno finora e'
riuscito a distruggere ed ad estirpare da quel maledetto e dannato
paese!
Restai perplesso al sentire queste cose.
Posso chiederti qual e' la cosa che ti ha colpito di più
visitando l' Italia?, chiesi cercando di cambiar discorso.
La cosa che più mi ha colpito? Che qua la gente
sa ridere. Da noi non ride nessuno, siamo tutti quanti molto seri
fin dalla nascita: io stesso pur stando con voi e divertendomi,
faccio fatica a ridere ed a scherzare come fate voi: non ci sono
abituato.
Il russo se ne andò e non lo vidi più, ma le cose
che mi disse si avverarono, come a tutti e' noto.
Ma torniamo all'astronomia. Terminato il lavoro di riduzione degli
spettri della CZ Orionis, tornai a Padova, a presentare il
lavoro al Prof. Rosino. Mi incontrai prima con Bianchini per decidere
il da farsi, poi il pomeriggio successivo andammo insieme a trovare
il Professore.
Probabilmente egli aveva avuto notizia di quella specie di cena
di Trimalcione organizzata a cima Eckar da Bianchini, perche' come
ci vide, dopo le formalita' iniziali, ed in forma molto elegante,
ci dette una bella strapazzata.
Cominciò con il chiedere a Bianchini la data della Pasqua
dell'anno in cui venne organizzata la quarta crociata, che portò
al saccheggio di Costantinopoli da parte dei Veneziani, gli domandò
i contenuti della riforma Gregoriana e quali fossero le dimensioni
angolari della Terra vista dalla superficie della Luna, quindi,
ancora non contento, chiese in quale ciclo di Saros fossimo. Soddisfatto
delle risposte dategli dal mio relatore iniziammo a parlare di U
Geminorum. Terminata la discussione, disse a Bianchini che poteva
andarsene.
Restai solo con Lui. Adesso se la prende con me, pensai tra di me.
Se la prese infatti, ma alla maniera sua. Formulò una classica
domanda d'esame: Si immagini di trovarsi sulla superficie di
un pianeta con caratteristiche di abitabilita' simili alla nostra
Terra, ma avente l'inclinazione dell'asse di rotazione sul
piano orbitale come quella del pianeta Urano. Il pianeta
si trova ad una distanza dal suo Sole di una unita' astronomica.
Mi dica quali movimenti apparenti seguirebbe il Sole osservato in
tempi diversi e da punti diversi della superficie di tale pianeta.
Poi me ne calcoli la massa, il raggio ed il periodo orbitale.
Presi un foglio di carta e cominciai a parlare illustrando con
dei disegni ciò che dicevo. Il Professore si mostrò
soddisfatto delle mie risposte.
Alla fine mi disse: Gli osservatori sono fatti per osservare
le stelle. Sono dei santuari laici della cultura e gli astronomi
sono i preti, i custodi di questi luoghi sacri. Un osservatorio
non dovrebbe mai diventare un luogo di gozzovigliamenti e di sceneggiate
di vario tipo.
Risposi profondamente mortificato: Ha ragione professore,
e me ne andai in silenzio.
Restai a Padova, qualche giorno, poi tornai di corsa ad Asiago.
Dovevo migliorare le velocita' radiali ottenute e rivedere alcune
parti della Tesi.
Dopo alcuni giorni trascorsi a rianalizzare gli spettri della CZ
Orionis mi accorsi che l'astronomo giapponese era teso e preoccupato.
Aveva un modo particolare di esprimere questo stato di tensione:
passeggiava avanti ed indietro per il corridoio della foresteria,
per circa una mezz'oretta, intorno alle cinque della mattina. Ne
parlai ad Ulisse Munari. Mi disse che era preoccupato perche' gli
era scaduto da due mesi il contratto di lavoro decennale e che quindi
non riceveva più uno stipendio: un problema che in Osservatorio
interessava ben poche persone. Cercai di avvicinarlo e di farmelo
amico e con estrema prudenza, di capire quali fossero i termini
del problema. Non era, e non e', mia abitudine impicciarmi dei fatti
altrui, solo che vedere una persona in pena mi da' fastidio. Una
sera lo incontrai in foresteria che stava facendo colazione: gli
chiesi perche' fosse così preoccupato. Mi espose la sua situazione
in forma molto sintetica e mi chiese un consiglio.
Gli dissi che se voleva che "Qualcuno" gli trovasse una sistemazione,
doveva farsi apprezzare per il lavoro che aveva svolto finora e,
magari, nel frattempo, accendere una candela a Sant'Antonio giù
a Padova, in modo che in cielo esplodesse al più presto una
nova.
Il "giapponese" capì quello che intendevo dirgli. Dopo alcuni
giorni esplose una nova in una costellazione di cui ora non ricordo
il nome. Da Padova il "Qualcuno" gli telefonò ordinandogli
di fare degli spettri. Egli rispose che non poteva, perche' era
ufficialmente un disoccupato. Il "Qualcuno" non trovò altri
astronomi disponibili ad osservare per suo conto la nova.
Non so cosa successe, ma ricordo benissimo che dopo tre giorni il
"giapponese" mi venne a salutare felice, con la valigia in mano:
stava andando a Roma a fare un concorso indetto appositamente per
lui. Lo rividi dopo 10 giorni, quando venne a far fagotto dalla
foresteria ed invitarci a cena, contento di aver vinto il concorso
(: era l'unico candidato).
E intanto le mie giornate continuavano a trascorrere tra calcoli,
riduzioni di spettri, letture di articoli di novae nane,... Un giorno
da Padova mi telefonò il Prof. Rosino. Mi disse che era andato
definitivamente in pensione e che quindi non poteva più essere
il mio relatore ufficiale: avrebbe figurato come correlatore e sarebbe
stato sostituito dal Prof. Rino Margoni, docente di statistica stellare
all'Universita' di Padova, risiedente ad Asiago, persona molto stimata,
autore di numerose pubblicazioni di alto valore scientifico. Contattai
la persona ed immediatamente ebbi modo di rendermi conto dell'alto
livello di preparazione culturale di questa sia in campo astronomico
che in altri settori, come per esempio quello storico. Il lavoro
continuò come prima: i giorni per noi laureandi erano scanditi
oltre che dallo studio intenso e stressante, dai pranzi e dalle
cene organizzate insieme. Talvolta andavamo a berci una tazza di
cioccolata calda o un te' ad Asiago od a Canove, un paesino dell'altopiano.
Tornai in Umbria per la Pasqua. Ero molto stanco e ne approfittai
per riposarmi e non pensare al fatto che dovevo laurearmi entro
luglio. Il mese di aprile passò in fretta ad Asiago. Nel
frattempo alla stazione del Pennar erano arrivati un astronomo cinese
originario di Pechino e due astronomi argentini, marito e moglie
più figlioletta. La cosa non entusiasmava noi laureandi che
ci trovammo a condividere i terminali al centro di calcolo con altra
gente e quindi fummo costretti ad organizzare dei turni. Quell'anno
ad Asiago, aveva nevicato solo il mese di febbraio: in definitiva
il tempo era stato abbastanza clemente. Una sera, credo fosse il
30 aprile, andai a dormire presto, perche' ero particolarmente stanco:
saranno state le 11 e mezzo e prima di entrare in foresteria mi
fermai a lungo ad osservare il cielo limpidissimo e pieno di stelle.
La mattina quando aprii la porta della foresteria per andare come
al solito al centro di calcolo mi trovai davanti un metro e mezzo
di neve. Non si riusciva a camminare e lì per lì non
riuscivo a rendermi conto da dove fosse arrivata tutta quella neve.
Per giunta, nevicava ancora e di brutto. Svegliai gli altri ragazzi
che, preoccupati, telefonarono subito alla direzione dell'Osservatorio
perche' avvisassero della situazione i responsabili del comune di
Asiago. L'amministrazione di quel comune dopo neanche mezz'ora dalla
telefonata mandò uno spazzaneve. Nota amara: sono vent'anni
che l'amministrazione del comune di Gubbio lascia la strada dove
abito in stato di palese abbandono: quasi ogni mese telefono o scrivo
lettere agli amministratori, ma nessuno si fa vivo. E pensare che
tale gente che ci amministra, salvo le debite eccezioni, ha molto
spesso trovato lavoro appena diplomata, non per merito, ma grazie
a tessere!
I primi giorni del mese di maggio li trascorsi a riorganizzare i
vari capitoli della Tesi. In questo lavoro di revisione mi aiutò
moltissimo il Prof. Margoni che dal giorno in cui era diventato
mio relatore ufficiale aveva assunto sempre più il ruolo
di guida.
Verso il 10 del mese cominciai a sentire i richiami tribali che
ogni eugubino sente in quel periodo: la tradizionale Festa dei Ceri
si stava avvicinando ed io cominciai a soffrire d'insonnia e ad
avere incubi notturni: spesso mi svegliavo di soprassalto sognando
che perdevo il treno e che non potevo essere a Gubbio per il 15
maggio. Sognavo anche che i tre Ceri correvano per la mia amata
citta', ma che io non c'ero a dargli la "spallata". Per calmarmi
passeggiavo per il corridoio della foresteria fumandomi le sigarette
di Ulisse! Il 12 maggio mattina, dopo aver avvisato la direzione
dell'Osservatorio, rifeci la valigia e presi di corsa la corriera
per Vicenza. La sera dello stesso giorno ero a Gubbio.
Trascorse la Festa dei Ceri in pace secondo la tradizione. La sera
delle taverne restai in citta' fino alle tre di notte, con alcune
allegre signorine ed il giorno dopo partecipai a tutti i riti della
tradizionale festa: detti la spallata al cero di Sant'Antonio, nei
soliti punti del percorso, insieme ai ragazzi della muta di Padule.
E come ogni anno in quel giorno resi omaggio ai 40 martiri, dicendo
loro una preghiera nel mausoleo, assieme agli altri ceraioli di
Sant'Antonio. Il giorno dopo, Festa di Sant'Ubaldo, andai a Messa
in Basilica: non so quante candele accesi quel giorno al Santo Patrono,
ma di sicuro, erano più di 10: il tempo della laurea si avvicinava
e mi stava venendo una fifa terribile.
Il 18 maggio ero di nuovo ad Asiago.
Il giorno dopo ci comunicarono le date delle lauree: 20 giugno e
1° luglio. Quasi tutti optammo per il 1° luglio. Due dei miei colleghi
ebbero delle crisi di nervi: piansero per circa un'oretta nei locali
della foresteria, erano agitatissimi. In quei momenti di pianto
straziante dicevano che invidiavano i pastori, i contadini e gli
operai che lavorano a catena nelle fabbriche: chi faceva certi mestieri
non aveva le loro preoccupazioni. La Paola dopo un po' ci disse
che si sarebbe laureata a settembre perche' per il primo luglio
non ce l'avrebbe fatta: non avrebbe voluto essere la prima astronoma
morta di studio.
Continuai a lavorare alla tesi, molto aiutato dal Prof. Margoni,
che in quel periodo mi fu particolarmente vicino. Insieme ricontrollammo
tutti i dati della CZ Orionis ed applicando ai valori delle
velocita' radiali delle righe H-b
della Serie di Balmer, determinati programmi che includevano particolari
operatori matematici, riuscimmo a determinarne il periodo orbitale
ed a tracciare la curva di velocita' radiale di quella nova nana.
In quei giorni il Prof. Rosino, sarebbe dovuto venire ad Asiago
ad osservare al telescopio da un metro e venti. I tecnici stavano
lavorando alla rialluminatura del sistema ottico. Non so cosa successe
di preciso, ricordo soltanto che ad un certo punto si sparse la
voce che il vetro dello specchio si era rovinato mentre stava per
essere rimesso al suo posto. Nel giro di mezz'ora ci fu un fuggi-fuggi
generale dall'Osservatorio. Il Prof. Rosino sarebbe arrivato nel
pomeriggio ad Asiago da Padova per osservare una nova esplosa in
quel periodo.
Mi trovavo al centro di calcolo quando mi vidi arrivare Ulisse e
Stefano con le valigie in mano. Cosa fai?, mi dissero,
vuoi forse farti trovare in Osservatorio quando il Prof.
Rosino scoprira' che non può lavorare questa sera perche'
il telescopio e' fuori uso? Se ne sono andati quasi tutti da qua,
alcuni con motivazioni incredibili, torna a Padova anche tu per
qualche giorno oppure vatti a nascondere in qualche angolo remoto
del nostro Sistema solare!... Se vuoi ti diamo uno strappo
fino a Bassano del Grappa. Stefano mi ospitò a casa sua
per tre giorni, poi quando la situazione si fu normalizzata, tornammo
alla stazione del Pennar.
Giorni dopo, chiesi in giro, con molta discrezione, cosa fosse successo
ai responsabili di quella disattenzione che aveva reso inservibile
il telescopio da 1,20 metri. Non gli e' successo niente,
mi si disse. Due sono stati mandati per un mese a fare un corso
di specializzazione in ottica in Germania ed altri due sono in procinto
di partire per l'Osservatorio di Catania dove devono andare a prendere
delle lastre ed a fare dei lavori per il Professore. Non ebbi
modo di verificare l'attendibilita' di quanto mi fu detto: il fatto
poi mi interessava marginalmente.
Gli ultimi giorni del mese li passai insieme al prof. Margoni a
puntualizzare meglio il lavoro sulla CZ Orionis ed a ricercare
lastre riguardanti il campo di questa nova nana.
Ero riuscito a determinare con un certa approssimazione il periodo
orbitale della variabile, le masse delle due componenti, l'inclinazione
del piano orbitale del sistema lungo la visuale: tutti questi dati
vennero poi discussi e migliorati in una mattinata del mese di giugno
dal Prof. Margoni e dal Prof. Mammano. Terminata la discussione,
venni convocato nel loro studio. Mi dissero che l'oggetto in esame
era sicuramente un sistema binario molto stretto. Le parole usate
dal Prof. Margoni per caratterizzarlo furono le seguenti: abbiamo
a che fare con un "bagigio", termine veneto che sta ad indicare
una nocciolina americana.
Andai a Padova a far rapporto al Prof. Rosino sui risultati ottenuti
riguardanti la CZ Orionis. Mi accompagnò il Prof.
Bianchini. Il Professore rimase molto contento del lavoro svolto.
Ci fece i complimenti e ci fece notare che l'essere riusciti a determinare
i parametri orbitali di quella nova nana era stato un grosso colpo
di fortuna per tutti e due ed un contributo lodevole alla ricerca
scientifica.
Il Professore quel giorno era di buon umore, ci tenne a lungo nel
suo studio, ci raccontò di quando aveva studiato quella variabile
e ci fece presente che il suo desiderio più grande era quello
di poter osservare l'esplosione di una supernova nella nostra galassia:
I tempi sono maturi perche' ciò avvenga, ci disse. Speriamo,
che la cosa capiti lontano dalla nostra Terra, se no finiamo arrosto,
feci notare.
Il rischio di fare una fine di quel genere c'e', ma io penso
all'esplosione di una supernova del tipo di quella che ha dato origine
alla Nebulosa del Granchio, osservata nel 1054 dagli astronomi cinesi,
cioe' senza effetti devastanti per la Terra. Spogli lei che e' stato
così fortunato resti un po’ ad Asiago... potrebbe portarmi
fortuna...
Ci congedammo dal Professore, felici di averlo trovato di buon
umore e contenti e soddisfatti perche' aveva apprezzato il nostro
lavoro.
Bianchini mi dette appuntamento per l'indomani nel suo studio: voleva
rivedere l'organizzazione della parte teorica della Tesi: alcune
cose non gli quadravano. Il giorno dopo alle tre del pomeriggio
ero da lui. E vi trovai una sorpresa. Il cinese, che avevo visto
ad Asiago e con il quale avevo pochissimo interagito, dopo i fatti
della piazza Tien An Men, era sconvolto, ed in preda ad una crisi
di nervi se ne stava riverso per terra nello studio di Bianchini
più disperato che mai. Di lì a poco gli sarebbe scaduto
il permesso di soggiorno in Italia e sarebbe dovuto tornare in Cina.
Proveniva dall'Osservatorio Matteo Ricci di Pechino, da dove sembra
che fosse partita la rivolta contro il regime comunista e che le
truppe dell'armata rossa avevano assaltato e distrutto proprio in
quei giorni, massacrando e deportando tutti gli astronomi che vi
lavoravano. L'astrofisico Li Fang, era caduto in disgrazia agli
occhi del potere ed era dovuto fuggire rifugiandosi all'ambasciata
americana.
L'astronomo cinese, era venuto in Italia a fare ricerche per conto
di Li Fang. Non ho mai visto un uomo più disperato di quell'individuo.
Si aveva l'impressione di avere a che fare con un condannato alla
pena capitale, nei momenti precedenti l'esecuzione. Anche Bianchini
era disperato, perche' non sapeva come aiutarlo. Che faccio,
mi disse, guarda quant'e' disperato!
Se posso darti un consiglio, fallo proteggere dal Partito Comunista,
in modo che quando la situazione in Cina si sara' normalizzata,
egli possa far ritorno nel suo paese senza conseguenze. Anche lui
ha una famiglia e se viene "protetto" dai comunisti italiani, non
faranno niente né a lui né ai suoi. Le cose evolsero
in quella direzione e l'astronomo cinese ricevette ospitalita' e
protezione dal P.C.I.
I giorni successivi a questo avvenimento li passai nello studio
del Prof. Bianchini a rivedere tutti capitoli della Tesi. Fu un
qualcosa di massacrante. Avrei dovuto riscrivere interi capitoli,
ampliarne altri, correggerne altri ancora, e poi mancavano le Tabelle
dei dati e le figure. Ed avrei dovuto laurearmi di lì a 20
giorni. La sera che finii di discutere della Tesi con Bianchini,
uscii dall'Osservatorio di Padova urlando per strada.
Mi venne una crisi terribile: avrei voluto piantar tutto e tornarmene
in Umbria. Andai a trovare alcune amiche che frequentavano il corso
di Laurea in Psicologia e quella sera mi feci psicanalizzare, per
stabilire se la mia mente avesse retto fino al giorno della laurea.
Tornai di corsa ad Asiago, e prima di rimettermi al lavoro piansi
assieme agli altri laureandi, le mie e le loro sciagure. Anche loro
si trovavano nelle mie stesse condizioni. Tutti quanti maledivamo
il giorno in cui c'eravamo iscritti al corso di Laurea in Astronomia.
Gli ultimi 20 giorni che mi separavano dalla data della Laurea lavorai
come non mai. Il Prof. Margoni mi propose di analizzare con il programma
PSS alcune tabelle di dati che mi ero costruito, per farne un'analisi
multivariata.
Per ogni tabella di dati ottenni almeno due chili di fogli per me
impossibili da decifrare. Dopo l'analisi della terza tabella (ne
avevo 15 da far analizzare!) chiamai Ulisse, gli esposi la situazione
drammatica in cui mi trovavo ed insieme andammo dal Prof. Margoni
con tutti i fogli.
Il professore fu felicissimo di analizzare rapidamente tutti quei
dati: proruppe in un grido di gioia e mi fece i complimenti per
come ero riuscito in poco tempo a redigere quelle tabelle. Inoltre,
mi fece notare, i risultati erano oltremodo interessanti.
Professore, gli dissi, non ne posso più di lavorare
in questo modo. Tra dieci giorni mi devo laureare e se non le spiace
vorrei evitare di inserire nella Tesi anche questa parte di statistica
che e' interessante, ma che non faccio in tempo a digerire
ed ad assimilare: il tempo vola e ogni giorno che passa sento sempre
di più dentro di me il peso e la stanchezza di tutto il lavoro
svolto finora".
Va bene, mi rispose un po’ turbato il professore, però
si porti dietro queste tabelle e questi grafici il giorno della
laurea. Sono dei dati interessanti e questo tipo di analisi statistica
e' un po’ una novita' nel mondo scientifico.
Tornai al terminale un po’ sollevato. Gli ultimi 10 giorni li
trascorsi a redigere la versione finale della Tesi e a sistemare
tabelle, figure e grafici. Avrò dormito 2 ore per notte.
Fu una Via Crucis. Comunque il Prof. Margoni mi fu particolarmente
vicino e mi aiutò a definire meglio il lavoro riguardante
la CZ Orionis ed ad analizzare gli spettri delle altre novae
nane osservate: tutte cose che inserii nella tesi. Da Padova, qualche
giorno prima della data della laurea, mi telefonò il Prof.
Rosino, dicendomi che il primo luglio doveva trovarsi a Madrid,
dove si sarebbe tenuto un convegno sulle novae e che quindi non
poteva essere presente alle lauree. Mi fece gli auguri e di nuovo
i complimenti per il lavoro svolto sulla CZ Orionis.
E finalmente anche il fatidico giorno della laurea arrivò.
Esposi rapidamente ciò che avevo fatto nel lavoro di Tesi,
quali risultati osservativi avevo ottenuto, parlai della CZ Orionis
e dei suoi parametri orbitali. Alla fine, dopo pochi anni che mi
erano sembrati lunghisssimi, quando uscii dall'Aula Magna del Bò
ero Dottore in Astronomia, e la mia stupenda odissea a Padova era
per sempre finita.
Fin qui i ricordi di uno studente.
In questa, che e' -quantomeno!- una rappresentazione anomala dell'opera
e della caratura morale della figura del Prof. Leonida Rosino rispetto
a quelle finora fatte in Italia, mi auguro siano emersi quantomeno
due aspetti: la profonda competenza del Professore in materia astronomica
e la pressoché totale conoscenza dello scibile umano. Leonida,
lo dico qui, chiamandolo per nome per la prima e l'ultima volta,
era davvero una personalita' al di fuori dell'ordinario in cui la
conoscenza scientifica non era che una parte, assai ben coltivata,
di tutto lo scibile umanistico, ampiamente dominato e posseduto.
Religioso sino al parossistico, quanto lo può essere non
credente, era capace di citare interi brani in greco dell'Iliade
e dell'Odissea, mostrando tutti i collegamenti astronomici, interpretando
il testo classico, ritornando sull'astronomia, e così via
di seguito.
Ho scelto di affidare la sua imperitura memoria a ricordi personali
di vita quotidiana piuttosto che ad un crudo, quanto valido, elenco
delle realizzazioni da lui compiute, in gran parte a tutti note
e sulle quali si stenderanno ancora fiumi di parole.
E siccome nulla ci dara' più l'ineffabilita' del conversare
con lui, la gioia ed il piacere di stargli vicino, di ascoltare,
di guardare, osservare, muoversi in sintonia con lui, mi piace ricordare
questi aspetti di vita quotidiana cui mi e' stato dato il privilegio
di partecipare. E quanti fatti ho trascurato, su quanti episodi
ho sorvolato per rispetto a persone che a distanza di anni potrebbero
ancora risentirsi nel ricordare le "strapazzate" passate. È
grazie al suo esempio, alla sua vita spesa nella ricerca, che anche
noi potremo dire di essere stati, perche' se abbiamo vissuto una
vita completa, se abbiamo tratto qualcosa di positivo dal suo effervescente
insegnamento, un qualcosa da tramandare alle future generazioni,
questo e' avvenuto grazie al suo insegnamento, e non diversamente.
Le sue spoglie ora riposino in pace. Mi piace pensare che sia andato
nell'al di la' ad indagare, a cercare nuove stelle e nuovi sistemi,
e che la' abbia trovato la compagnia adatta, continuando così
a riempire la sua giornata di quei tanti fatti di cui qui ho presentato
solo una piccola carrellata.
I grandi, credo, vivono più nella quotidianita' dei piccoli
eventi, che li rendono simili a noi, che non nell'ingigantimento
postumo, sempre artefatto, della loro maestosa opera.
Così pensato, in Gubbio, da un suo allievo.
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