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Agli insegnanti |
Le Fonti dell'Archeoastronomia  |
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Appare
naturale che il cielo con i suoi fenomeni abbia attratto
la timida curiosità degli uomini che
abitarono, in epoche lontane quasi anni-luce,
la nostra terra. La notte generò l'abitudine
di curiosare. Ab origine furono i
periodi stagionali, e loro implicazioni socio-economiche,
ad essere posti in relazione con gli eventi celesti
che con la loro periodicità furono usati
quali strumenti predittivi per la pianificazione
delle scadenze agricole e pastorali. Se la levata eliaca
di una stella poteva essere associata ad un periodo
in cui una certa pratica agricola doveva essere eseguita
quale la semina, il fenomeno astronomico diviene un
indicatore temporale prezioso. L'osservazione astronomica
rappresenta così la logica conseguenza di una
fondamentale esigenza: il sopravvivere. Questa esigenza
generò la memoria, e nella scia della
memoria noi ripercorriamo la strada degli antenati ricuperando
i loro messagi lasciati per noi magari involontariamente,
scritti in modo variabile, che studiamo con
le conoscenze di oggi. Le informazioni si presentano
in forma di reperti cui cerchiamo di far dire ciò
che essi, nella loro asciutta povertà, ci possono
dire, pur non conoscendo la chiave di decodifica.
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Il Dolmen La Chianca,
Bisceglie |
L'archeoastronomia,
come l'archeologia, lavora su reperti. Cambia
l'approccio, che è prevalentemente matematico-scientifico.
Per reperti s'intendono non solo allineamenti di monoliti
o buche in cui in origine erano infissi pali
che sostenevano altre strutture, ma strutture complesse,
quali monumenti, pozzi, templi, santuari,... che indicano
(forse!) che furono architettati, tenendo presente la
direzione del sorgere e del tramontare della Luna, del
Sole e delle stelle più luminose visibili ad
occhio nudo.
Si può quindi parlare di reperti oggettivi, scritti
(in senso generale) ed etnografici.
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Reperti oggettivi. Sono le
fonti fisicamente accessibili che possono
essere indagate, quali i i monumenti Megalitici,
i Santuari dell'Età del ferro, le Necropoli;
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Reperti Scritti (fonti in senso
proprio). Comprendono ciò che è
stato tramandato in forma scritta: vanno ricomprese
anche le arti figurative, e possiamo annoverare
fra questi: i testi antichi redatti mediante scrittura,
i petroglifi e le incisioni rupestri, i calendari.
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Reperti Etnografici. Comprendono
il bagaglio di conoscenze e tradizioni popolari
tramandate (spesso oralmente) di generazione in
generazione e giunti così fino ai giorni
nostri. L'informazione si è andata via
via modificando con il processo di trasmissione
orale da una generazione all'altra. Questo fatto
ha inevitabilmente coorrotto il contenuto originale
d'informazione. Rientrano in questi: le usanze
e le tradizioni (tramandate spesso oralmente),
i metodi pratici di misura del tempo, le antiche
festività agricole e rituali.
Le Fonti dell'Archeoastronomia devono
quindi basarsi su materiali obiettivi.
Non si devono scorgere tracce di Astronomia in
qualsiasi reperto archeologico. Essenso lo stato di
conservazione di tali reperti vario, ci si deve basare
unicamente sulla fattibilità di eseguire misure
relativamente ai monoliti ancora posizionati nelle
loro disposizioni originali, di ricostruire la posizione
occupata da quelli abbattuti o rimossi.
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Il
Menhir Malcantone, Lecce |
Il
Menhir Calamura, Lecce |
Né vanno tralasciati, ancorché
non in pietra, i cosiddetti santuari risalenti dell'età
del ferro (da l 1000 a.C. fino all'anno zero).
Tali reperti si differenziano dai monumenti megalitici
per l'abbandono delle grosse pietre in favore dei menhir
di dimensione relativamente ridotta e di strutture lignee
disposte generalmente all'interno di un fossato o di
un terrapieno di forma circolare o rettangolare. Tali
santuari sono chiamti Nemeton. Essi
sono di origine per lo più celtica essendo stati
costruiti per ragioni rituali da quasi tutte le popolazioni
celtiche stanziate sul territorio europeo grosso modo
dal 600 a.C. in poi. La maggioranza dei Nemeton furono
progettati e costruiti secondo criteri astronomici e
matematici che gli studiosi possono facilmente mettere
in evidenza qualora l'analisi dei siti sia condotta
mediante l'applicazione di tecniche adeguate.
Egualmente, fra le fonti si ricomprendono le necropoli
prodotte da varie culture sin dal Neolitico, di cui
si studia la disposizione spaziale delle tombe che le
compongono. Questa rivela una serie di interessanti
indicazioni relativanemente alle cognizioni astronomiche
e alle credenze rituali ad esse connesse correntemente
diffuse all'interno delle culture che produssero le
necropoli.Le immagini riprodotte a fianco non assumono,
di per sè, nè singolarmente, né
nel loro insieme, ad alcun valore probatorio. Esse,
che peraltro sono stato oggetto di studio approfondito,
vogliono soltanto costituire degli indicatori del
lavoro della primitiva mente dei nostri antenati nel
cercare di comprendere fenomeni per loro, allo stato
della loro evoluzione, del tutto incomprensibili.
Sono lo sforzo di un cervello primitivo, non in grado
ancora di dedurre, che si affida alla ripetitività
degli eventi ed alle coincidenze.
Il lavoro dell'archeoastronomo sta in fondo tutto qui:
nell'esaminare una serie di indizi, vedere a quali coincidenze
di fenomeni astronomici essi possono condurre, indagare
se qualcuna di queste coincidenze può assumere
probante valenza astronomica. Si tratta di un lavoro
di statistica, al termine del quale non si otterrà
alcuna prova certa ed inoppugnabile da opporre con scientifica
sicurezza alla comunità, i risultati del proprio
lavoro non potranno cioè mai valere indiscutibilmente
come una certezza, perché troppe sono le variabili
che non si conoscono. Per quaesto, in una materia scientifica
come l'archeoastronomia, i forse, i sembra
che, i si potrebbe dedurre allora,...
sono all'ordine del giorno.
Pur tuttavia, anche a fronte di una tale labilità
scientifica, il lavoro da svolgere è interessantissimo
ed utilissimo, in quanto ogni ricercatore porta un granello
di conoscenza che contribuisce a far crescere l'edificio
della conoscenza.
Gli allineamenti dei monumenti antichi, in
senso ampio del termine, sono indubbi. Cerchiamo di
indagarli senza far dire loro altro che quello che rapresentano:
spesso una mera utilità, spesso un'allegoria,
sovente un rituale celebrativo, sovente ancora solo
una calendarizzazione.
Considerando gli strumenti d'indagine di cui possiamo
disporre, le fonti, indagare qualcosa in questo campo
non è poco. |
Petrogglifo
del Sole, Blas, Brescia |
Petroglifo
antropromorfo |
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