Questo
discorso rivolto agli insegnanti di tutte le scuole,
compresi quelli di scuola materna, vuole offrire alcuni
spunti di riflessione.
Non che gli insegnanti abbiano bisogno di ulteriori
approfondimenti, anzi già ne portano a termine
troppi, ma soltanto si vuole proporre l'avvicinamento
alla tematica astronomica da un aspetto, se non del
tutto trascurato, tuttavia assai poco considerato,
quello umanistico, che vuole essere comprensivo anche
di quello scientifico.
Insegnando l'astronomia ai cittadini di domani, a
coloro che saranno chiamati, per vocazione od ambizione
poco importa, a governare la nostra vita civile, e
quindi ad imporre a noi le loro scelte, l'obiettivo
che dobbiamo raggiungere non è assolutamente
quello di far di loro dei piccoli astronomi oggi e
dei valenti ricercatori domani. Quest'obiettivo può
anche giungere naturalmente per passione, interesse
o vocazione, ma questa è un'altra cosa, un
passo ulteriore di indirizzo del proprio "sentire",
espresso attraverso questa professione, lasciatemelo
dire, un poco particolare.
Insegnando ai piccoli alunni a ragionare sui diversi
colori del giorno, sulle dimensioni apparentemente
diverse del Sole e della Luna nei diversi momenti
della giornata, insegnando agli alunni delle scuole
elementare la praticità della matematica mediante
l'uso di piccole formule che consentano di ricavare
tramite divisioni e moltiplicazioni valori esatti,
insegnando agli allunni delle medie a costruire un
piccolo strumento per l'osservazione del cielo, ed
infine insegnando ai più grandi, agli alunni
delle superiori, a vedere come questa materia ineteragisca
profondamente con tutte le altre, non meno di quanto
avviene (e forse più) con la letteratura, la
musica, le arti figurative e tante altre discipline,
mostrando infine i nessi con il pensiero filosofico
e storico, con il progredire del vivere civile, si
sarà svolta un'operazione in più, che
se ben portata a termine, se ben incisiva, se condotta
con passione, vedrà, alla fine del percorso,
cittadini diversi.
Certo, si richiede qui quasi l'impossibile: che un
alunno trovi un tale insegnante, intendo con tali
caratteristiche, in tutti i gradi di scuola che egli
frequenta.
Ma immaginiamo per un momento che un alunno sia così
fortunato da imbattersi in un tale tipo di insegnante,
e supponiamo ancora che alle scuole elementari e medie
egli venga folgorato da una tale passione
per l'entusiasmo che l'insegnante avrà saputo
trasmettergli. Cosa accadrà?
Che l'alunno delle scuole materne (estendiamo pure
la fortuna) non solo avrà imparato a distinguere
i diversi colori del cielo, ed il diametro apparente
diverso del Sole al mattino ed a mezzogiorno, ma avrà
appreso una nozione (uso volutamente questo termine)
fondamentale: che l'osservare è cosa diversa
dal guardare. Forse non saprà ancora apprezzare
la distinzione profonda fra i due concetti,
ma qualcosa di diverso che c'è nei due modi
di rapportarsi con il mondo esterno avrà per
sempre intuito.
Così, per altri metodi e vie, proseguirà
l'alunno delle elementari, delle medie e delle superiori,
avendo sempre come finalità principale l'indagare,
il ricercare, lo scoprire, lo giocare con gli oggetti
del nostro studio e della nostra ricerca.
Le tecnice di approccio possono essere diverse, e
tutto può essere usato per stimolare la sensibilità,
la voglia di crescere, di conoscere dell'alunno, del
cittadino di domani che si affaccia incuriosito al
mondo di oggi, un mondo in cui crede, in questa epoca,
quasi a tutto quello che gli viene esposto.
Attraverso questo stimolo continuo, non si farà
di lui forzatamente un astronomo, e questo non è
affatto necessario: un mondo di astronomi sarebbe
intollerabile più che insopportabile.
Si otterrà comunque un risultato assai
più rilevante e che lo segnerà forserà
per sempre: si sarà fatto di lui un cittadino
diverso, una persona che si commuoverà nell'intimo
pensando alle dimensioni del cosmo o, come s'è
scritto nella lettera di presentazione associativa,
ai bracci a spirale della galassia, che considererà
il tempo in maniera del tutto desueta, perché
saprà dell'effemirità delle cose, riflettendo
sul fatto che la luce delle stelle più vicine,
che giunge ora al suo sguardo indagatore, ha iniziato
il suo viaggio ai primordi della civiltà umana.
Un essere di tal fatta, si scusi l'espressione brutale,
sarà necessariamente diverso dafli altri, perché
incapace di fare del male: penserà in anni
luce e soffrirà in secondi, e le miserie umane
appariranno a lui come deviazioni del comune sentire
che egli avrà con il tempo radicato nel suo
animo.
Egli comprenderà alla fine che tutto si riduce
ad unum, sarà forse un non credente,
ma mostrerà una religiosità laica unica,
assai più stimolante di alcuni estremi fanatismi
religiosi.
Imparerà a considerare l'astronomia non come
una scienza a se stante, ma come una concezione di
vita, come un habitus di distinzione da proporre
senza superbia ma umilmente, perché si porrà
continuamente in discussione, non avrà dogmi
o certezze, soltanto dubbi e volontà di appurare
le sue intenzioni.
Questo avverrà se voi, insegnanti, saprete
stimolarlo, ed avrete dato un senso maggiore alla
vostra vita oltrechè a quella di altri.
Non giudicate retoriche o invasate queste parole che
ho rivolto a voi, consideratale come un invito su
cui riflettere, solo questo è quanto vi si
chiede.
E.F.M