Con queste parole intitolai nel 1992 su Pegaso (la rivista che allora dirigevo quale presidente dell'Associazione Astronomica Umbra) un articolo in cui volendo omaggiare il più illustre astrofisico della nostra terra, prendevo spunto dal quarantennale della sua laurea per tributargli quell'omaggio che allora come oggi meritava. L'articolo iniziava così:
''Questa non vuole essere una celebrazione dello scienziato e del ricercatore per quanto all'uno e alltro molto si debba essere riconoscenti, sebbene una celebrazione dell'uomo (summa anche dello scienziato e del ricercatore) che in funzione della scienza, della ricerca e di un'onestà intellettuale quale se ne riscontrano davvero poche, si pone verso queste con un'umiltà davvero rara, facendo del personaggio Maffei un protagonista pressoché unico della ricerca scientifica dei giorni nostri.''
La sua attività di didatta è stata pari per rilevanza a quella del ricercatore: il prof. Maffei sapeva fare cose a livelli eccelsi, riuscì a parlare di scienza e fare al tempo stesso arte. In quest'ora particolarmente triste per tutti coloro che l'hanno conosciuto, che gli sono stati vicini, che hanno appreso da lui, non trovo altra maniera di tributargli quell'onore che merita che ripetere le parole di quell'articolo. Mi ero riproposto di scrivere un testo nuovo, ma la tristezza che abbiamo dentro noi tutti che ci siamo sentiti ispirati da lui nell'agire, vieta di esprimere parole di cordoglio. Preferiamo ricordarlo come l'abbiamo conosciuto, pieno di vitalità, profondo, indagatore arguto, amante del bello, dei classici come della scienza, di tutto ciò insomma per cui vale la pena di spendere una vita.
Adesso sorgeranno organismi a lui dedicati, associazioni faranno a gara per intestargli un osservatorio, anche nella sua Foligno, città nella quale tanto dovette combattere per far nascere un osservatorio ed ottenere che le stelle avessero la priorità su feste paesane di lunga tradizione, e ci si augura che tutti coloro che si diranno domani ispirati da lui e pronti a spendere il suo nome, sappiano meritare e comprendere sino in fondo quanto ci ha dato.
Nel vuoto che resta le righe in passato scritte assumono ora un diverso connotato. Non vogliono, lo ripeto, essere assolutamente un'elogio funebre, soltanto la viva celebrazione di una persona che ha impregnato profondamente di sé la nostra vita, e che spero continui ad ispirare noi tutti con il suo esempio.
Per un'Associazione che da lui si crede iniziata
Enrico F. Macchia
Todi, 2 marzo 2009

Ecco il testo allora scritto:
Omaggio a Paolo Maffei,
da Pegaso, anno III, n. 8, gennaio-febbraio 1992
Mi sia consentito partire da ricordi personali. Nella mia vita, anche se per diversi interessi che hanno sinora caratterizzato la mia esistenza, ho incontrato un notevole numero di persone, ed a tutti, mentre ''rubavo'' qualcosa, facevo in mente mia l'esame, cercavo di scrutare a fondo le idee ed i più nascosti pensieri, la parte loro migliore di cui potessi in qualche modo avvantaggiarmi.
Ma quasi sempre, e quasi in ogni caso, mi trovavo costretto a scegliere fra l'uomo e l'artista, fra l'uomo e il ricercatore, fra l'uomo e il governante, fra l'uomo e il filosofo, fra l'uomo e il poeta,... notando come, mentre uno dei due aspetti si poteva anche porre quale proiezione della figura di un Ulisse, l'altro rappresentava, il più delle volte, un Tersite.
Con Paolo Maffei questo non è avvenuto, e non avviene così. Non si è costretti a scegliere, la bilancia non si piega, da alcuna parte, l'ago resta immobile ad indicare, mi si consenta l'immagine, la polare.
Conversando amichevolmente ed amabilmente con lui, usufruendo della sua estrema disponibilità, si ha l'occasione di coglierne con immediatezza la grande caratura mentale, la voglia di verificare sempre tutto prima di enunziare una qualsiasi idea, l'umiltà estrema di fronte allo scibile umano.
In lui è davvero difficile dire se sia più grande il ricercatore o l'uomo; certo è che si ha la netta sensazione che entrambi lavorino bene assieme e che non sia possibile immaginare l'uno senza l'altro.
Fedele al moto di Seneca ''A che serve un tesoro se non si ha qualcuno con cui condividerlo?", Paolo Maffei ha svolto, sulla base delle conoscenze e delle certezze acquisite, intensa opera di divulgazione, e quando l'ha fatto s'è indirizzato a questa materia con lo spirito con cui compie ricerca: il desiderio di non lasciare insoddisfatto il lettore, di raggiungerlo nei più profondi meandri della sua conoscenza, di incuriosirlo incoraggiandolo poi a voler procedere da solo.
Mentre sto scrivendo penso soprattutto al libro ''Al di là della Luna'', il primo che ho letto di lui, il primo che ha scritto con tali finalità, il lavoro cui sono più affezionato.
In quest'opera di seria divulgazione, tutt'altro che aliena da un profondo spirito di ricerca ed indagine, ricco di una sola ma essenziale equivalenza, esistono dei veri e propri squarci lirici che, se avessi una qualche autorità in materia, imporrei in tutte le antologie della scuola superiore.
Il capitolo ''2000 anni fa'' e ''La stella più vicina'' segnano alcune fra le più belle pagine scritte da Maffei, e si pongono anche in assoluto come fra le più belle pagine di letteratura del nostro tempo (solo chi non le ha lette può sorridere di questa affermazione), mentre si è pervasi da un brivido piacevole, un sano senso di commozione, un'ansia di conoscenza.
In un'epoca in cui il letterato (o presunto tale) si vanta di non sapere nulla di scienze matematiche, mentre il matematico, d'altra parte, disdegna generalmente le scienze cosiddette umanistiche e fugge con sacro orrore da tutto ciò che non è comunque riconducibile al numero, Paolo Maffei ha mostrato, forse per primo nel nostro tempo, come fra le due culture non solo non esista contrapposizione schematica (e autonnullamento), bensì come esse siano reciproche e complementari l'una rispetto all'altra, integrantisi, inscindibili.
In poche parole, Paolo Maffei ha fatto scienza facendo letteratura e letteratura facendo scienza, ha entusiasmato letterati, scienziati e soprattutto gente comune mostrando nuovi approcci alla cooscenza, con un 'garbato' parlare che avvince per la semplicità e colpisce per la coerenza scientifica.
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